giovedì 27 luglio 2017

VENETO:BARTELLE "IL SONDAGGIO PIÙ COSTOSO DELLA STORIA" QUELLO DEL 22 OTTOBRE


 - «Il “referendum” del 22 ottobre 2017 “sull’autonomia del Veneto” voluto dalla Lega, costerà ai cittadini veneti 14 milioni di euro e, sia chiaro fin da ora, anche in caso di vittoria del “sì”, il Veneto non diventerà autonomo. Si tratta di un sondaggio consultivo, ben lontano dalle agevolazioni regione-stato o simili».
Ad affermarlo è la consigliera regionale Patrizia Bartelle.
«E’ bene sapere che il referendum-sondaggio tanto decantato dalla Lega non è sufficiente per la proclamazione dell’autonomia del Veneto perchè serve una legge dello Stato approvata a maggioranza assoluta da Camera e Senato».
«A ciò si aggiunga che, nell’indire il referendum-sondaggio, la Regione ha stabilito un quorum ossia per la sua validità dovranno recarsi alle urne la maggioranza degli aventi diritto al voto la metà più uno dei quali dovrà votare “sì” perché l’esito sia positivo».
«Ecco spiegato perché – in totale spregio della normativa sulla par-condicio – da un paio di giorni sono apparsi su tutti i siti riconducibili alla regione (aulss comprese) degli avvisi che ricordano “il referendum per l’autonomia” del 22 ottobre 2017. La Lega ha interesse che vada a votare il maggior numero di persone per avere la garanzia di raggiungimento del quorum»
«Si tratta di un utilizzo illegittimo dei mezzi di comunicazione finalizzato al raggiungimento del quorum, inoltre affermare che si tratta di un referendum per l’autonomia è sbagliato - ribadisce la Bartelle - perché, in realtà, si tratta di un sondaggio con il quale la Regione vuole verificare se vi sono i presupposti per presentare un’istanza allo Stato per chiedere maggiore autonomia legislativa su alcune (non tutte) materie»
«Sondaggio che non è neppure imposto dall’art. 116 Cost. Secondo il quale sarebbe sufficiente una concertazione tra Regione ed enti locali. Il che permetterebbe un risparmio di svariati milioni di euro dei cittadini veneti. Già, perché, per avere il parere dei veneti, non era necessario indire addirittura un referendum. Sarebbe bastato raccogliere delle firme o predisporre un sistema di raccolta telematico dei consensi. In entrambi i casi il risparmio sarebbe consistito in milioni di euro”.
«Per tale ragione - conclude la Bartelle - è stato depositato un esposto al Corecom affinché, in qualità di soggetto terzo e imparziale, si pronunci sulla legittimità dell’invito a pubblicizzare il referendum.»

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